I: L’Ancile profanato

Sul Gianicolo, la grande porta che Anco Marzio, Quarto Re di Roma, è chiamato a vegliare, romba come se dall’altra parte ci fosse un nemico potente pronto a buttarla giù. Grande è il presagio di guerra.

Intanto Michele Troma, vescovo del Vaticano dal passato oscuro, insieme al cacciatore Tommaso Falcucci coordinano un’operazione pericolosa ai danni della Roma dei Lupi: l’Agente Godan viene mandato nella Dodecapoli etrusca, territorio protetto dal dio dei morti Ramtha, per impadronirsi del Tabula Umbrae, grimorio redatto durante il Medioevo e il Rinascimento su cui sono vergate formule importanti riguardo i mutaforma e i vampiri.

Anco Marzio chiama a sé Romolo e Remo, i gemelli Ludovico Trivulzio e Oliviero Rutilio, per comunicare il presentimento sinistro. Fa appena in tempo ad avvertirli che dalle camere del Consiglio viene sottratto il prezioso Ancile d’oro di Numa Pompilio, Seconda Regina di Roma. L’Ancile fa parte dei Pignora Imperii, i sette doni che il dio Marte in persona fece ai Sette Re. Il furto dell’Ancile in particolare è una perdita gravissima, dal momento che il mantenimento della pace e del dominio dei Lupi su Roma, fin dai tempi del mito, dipende dalla presenza sul territorio di quello stesso oggetto.

Su spinta di Oliviero, è Ludovico Trivulzio che parte per la Romania accompagnato da Radmila Draculesti, una vampira appartenente al clan dell’antico Vlad Tepes che al momento svolge il ruolo di ambasciatrice all’interno del clan. È lei ad accompagnare il licantropo in Romania perché da lì arrivano notizie relative all’Ancile. Più precisamente sembra essere in possesso del clan di Mattia Corvino, i Mannari che da tempi antichi si contendono il territorio con i vampiri Draculesti.

Ludovico e Radmila si trovano insopportabili l’un l’altro, ma dovranno fare un ottimo lavoro di squadra per portare a termine la loro missione. Dopo avere incontrato i cugini di Radmila, Vladimir e Stefan Draculesti, che li instradano verso la giusta direzione, i due fanno rotta verso la città di Brasov, dove si scontrano con Corvino e i suoi uomini, all’interno della Chiesa Nera.

Riusciranno a riprendere l’Ancile e a riportarlo a Roma, scoprendo così dell’alleanza tra i Mannari di Corvino e il Vaticano. Dall’ombra della Chiesa Nera di Brasov, due persone hanno assistito allo scontro: uno è Deimos, un decaduto dio del caos che per il momento appoggia la casata di Corvino contro i lupi di Roma; l’altro è Nicolas Corvino, figlio di Mattia e di Radmila, quando questa era ancora mortale, il quale credeva che la madre fosse morta secoli prima e, per giunta, la vede adesso cercare di uccidere il padre. Il ragazzo ha il cuore spezzato e decide di far luce sul mistero.

Sulla via di ritorno, Ludovico e Radmila scoprono di essere perdutamente innamorati l’uno dell’altra nonostante le diatribe caratteriali. O forse proprio per quelle.

Tutto è bene quel che finisce bene. O quasi: l’Agente Godan, infatti, attacca e riduce in fin di vita Gaio Mario, il licantropo leader della fazione dei Lupi Novi, per impadronirsi del Tabula Umbrae,

Gaio Mario riesce a proteggere solo una parte del libro, mentre l’altra gli viene sottratta. Rientrato a Roma privo di forze, viene accolto e curato dalla moglie Giulia Maggiore. La licantropa chiede aiuto a Oliviero, preoccupata per quanto accaduto, e Oliviero non lo rifiuta: dopo secoli di battaglie, i Figli di Roma e i Lupi Novi si trovano di nuovo alleati.

L’Agente Godan attacca ancora Gaio Mario in casa sua e viene scacciato solo grazie agli sforzi uniti di Giulia e Oliviero, ma riesce a impadronirsi dell’intero Tabula Umbrae, fatta eccezione per una pagina che sembra mancare all’appello.

Prima che possa fuggire, però, Oliviero scopre il viso della spia del Vaticano solo per trovarsi davanti quello amato di Tara, la sposa perduta secoli prima.